C’era una volta…

Le competenze sono le capacità individuali che consentono a una persona di effettuare una prestazione lavorativa; esse sono costituite da elementi diversi:
skills, conoscenze, tratti della personalità e driver motivazionali.

Intervenire a livello di skills e conoscenze, con il coaching o altri strumenti di sviluppo, è uno sforzo che ha dei ritorni limitati se queste skills e conoscenze che fanno parte della competenza non sono ancorate a talenti naturali che li supportano.

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Se una persona ha dei limiti nella competenza gestione della squadra, dovuti per esempio a una mancanza di empatia, un intervento di sviluppo può fornire alla persona delle skills e delle conoscenze che danno dei risultati parziali a breve termine, ma sul lungo termine, al massimo la persona si ricorderà di tanto in tanto di quanto ha appreso, ma raramente lo metterà in pratica.

L’acquisizione di una skill vuol dire che una persona sappia come fare una determinata cosa, ma sono i driver motivazionali, i tratti della personalità, le attitudini, a determinare quanto bene e quanto spesso la persona mette in atto la skill acquisita.

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi  stupido.”

Albert Einstein

In molte aziende la politica delle risorse umane è regolata da questi due presupposti:
a) Ogni persona può acquisire qualsiasi tipo di competenza;
b) Il maggiore potenziale di miglioramento di una persona è nell’ambito delle sue debolezze.

Non è così. Entrambe vanno sostituite con:

a) Ogni persona ha dei talenti unici e peculiari;
b) Il maggiore potenziale di miglioramento di una persona è nell’ambito dei suoi punti di forza.

Dunque, skills e conoscenze devono integrare e perfezionare le propensioni individuali.

C’era una volta… l’azienda con tanti compartimenti stagni, abitati da creature (quasi tutte di sesso maschile), ben diverse tra loro; c’era il ricercatore occhialuto, taciturno e stravagante, il responsabile di stabilimento cerbero e corpulento, il timido amministrativo con pochi capelli, il venditore guascone e dongiovanni, l’uomo del marketing brillante e dal linguaggio  incomprensibile, la segretaria pettegola e ben truccata.

C’era una volta…., ma oggi non c’è più!

Non è semplice dire a una persona “tu sei tagliato per questa o quest’altra attività”, magari sbagliando, come spesso avviene ragionando per luoghi comuni. E’ molto importante, individuare la mansione che sia espressione delle proprie attitudini e aspettative, e che la persona disponga di un buon bagaglio di competenze trasversali.

Nelle moderne realtà aziendali, ogni persona interagisce sia all’interno dell’organizzazione, dove si lavora sempre più per progetti e per processi, sia all’esterno; non è infrequente, infatti, che venga chiesto a chiunque di assumere ruoli di interfaccia e responsabilità nei confronti dei clienti, dei fornitori, degli stakeholders.

Inoltre, come conseguenza della maggiore interattività cresce l’esigenza di creatività e di managerialità per la soluzione di problemi organizzativi e produttivi.

L’interesse del mondo aziendale per le competenza trasversali è dunque molto alto, e si esprime nel periodo dell’inserimento nel lavoro attraverso una forte selezione: vengono scelte e rimangono solo le persone che le posseggono.

Ma cosa sono le competenze trasversali?

Sapere affrontare e gestire i problemi, raggiungere gli obiettivi, gestire lo stress, lavorare in team, parlare in pubblico, sapere organizzare, la leadership, sapersi adattare, reagire in modo creativo a insuccessi e ostacoli, il dominio di sé, la capacità di sviluppare la propria carriera, la capacità di iniziativa, la capacità di essere persuasivi, sapere instaurare e mantenere le relazioni, saper comunicare in maniera efficace, sono tutte competenze trasversali, cosiddette in quanto non sono specifiche di una determinata professione, ruolo o contesto nel quale si è inseriti e spendibili in qualunque ambio: dalla famiglia al lavoro, dallo sport alle relazioni sociali.

Si tratta di competenze che non vengono insegnate a scuola o all’università, ma che alla stessa stregua dell’intelligenza e delle competenze tecnicoprofessionali sono ormai divenute essenziali per il successo personale e professionale; esse rappresentano l’ago della bilancia quando si deve assumere, promuovere o licenziare.

Possiamo in definitiva affermare che le competenze trasversali rappresentano la nuova unità di misura dell’excellence.

C’era una volta….!

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